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aprile
2027

Post-doc

Progetti post-doc in corso

 

Alessandra Forte

Alessandra Forte è attualmente MSCA Global Fellow presso l’Università degli studi di Bergamo (Host Institution) e l’Università della Svizzera Italiana (Partner Organization). Si è formata presso l’Università di Bologna e la Scuola Normale Superiore di Pisa, dove ha conseguito il Perfezionamento in Letterature e filologie moderne con una tesi in Filologia dantesca (2019), e svolto attività di ricerca in qualità di assegnista (2020-2022). Tra il 2024 e il 2025 è stata assegnista di ricerca presso l’Università degli studi di Bergamo nell’ambito del progetto PRIN “LiMINA - Lost in manuscripts. Ideas, Notes, Acknowledgments” (Indagini filologico-linguistico-letterarie sui manoscritti dell’antica vulgata della «Commedia» di Dante). I suoi interessi di ricerca si rivolgono principalmente alla filologia e all’esegesi dantesca, ai rapporti tra testo e immagine nel libro illustrato, alla letteratura e all’iconografia dei secoli XIV-XV. Nel 2024 ha pubblicato il volume Copisti di immagini. Affinità iconografiche nella tradizione manoscritta della «Commedia»(Viella).


Progetto Post-doc: IcoNet. Iconografic Networks: Unveiling Exchanges and Connections between Illuminated manuscripts in Late Medieval Italy (1260-1510)MSCA Global Postdoctoral Fellowship
Data: 2025/2028

 

Il Tresor e il Tesoretto di Brunetto Latini, i Documenti d’Amore di Francesco da Barberino, la Commedia di Dante Alighieri e i Trionfi di Francesco Petrarca costituiscono un gruppo di quattro opere letterarie fortemente interconnesse, tutte composte in Toscana, o a questa strettamente legate, tra XIII e XIV secolo. Si tratta di testi che conferiscono una particolare centralità alla componente visuale e che condividono fonti di ispirazione, temi e soggetti, nonché i contesti storici e materiali di produzione e di prima circolazione. Se i forti legami tra queste opere sono stati opportunamente analizzati da una prospettiva letteraria, manca tuttora un esame dettagliato e sistematico delle loro reciproche connessioni e convergenze in termini di tradizione materiale e illustrata.  

Il progetto intende colmare questa lacuna mediante una comparazione sistematica di tutte le rappresentazioni iconografiche elaborate per ciascuna opera, dal tempo della prima composizione fino alle trasposizioni figurative più tarde in ambito manoscritto (ca. 1260 - ca. 1510). L’indagine si articola lungo due direttrici principali e complementari: da un lato, l’esame di ciascuna tradizione manoscritta, volta a individuare i nessi iconografici interni; dall’altro, l’esame comparato dell’intero corpus, ciascuna tradizione in rapporto all’altra, con particolare attenzione alle scelte iconografiche comuni e ai moduli figurativi ricorrenti. Attraverso l’impiego di un approccio interdisciplinare innovativo, che integra i criteri stilistici e geografici tradizionali con l’analisi puntuale di iconografie e moduli compositivi, IcoNet mira a ricostruire una delle reti culturali più significative e complesse costituitesi tra XIII e XIV secolo in Italia e in Europa. 

Federico Rossi

Federico Rossi si è formato presso l’Università di Pisa, la Scuola Normale Superiore e l’École des Hautes Études en Sciences Sociales; è stato assegnista di ricerca presso l’Università Roma Tre all’interno del progetto “Libri e lettori a Firenze dal XIII al XV secolo: la Biblioteca di Santa Croce” (2022-2024) e Junior Core Fellow dell’Institute for Advanced Study della Central European University (2024-2025). Attualmente è SNSF Swiss Postdoctoral Fellow all’USI. Si interessa prevalentemente di storia culturale dell’Italia medievale, con particolare attenzione per l’opera dantesca, la letteratura francescana e i volgarizzamenti. Nel 2024 ha pubblicato il volume Il sogno di Scipione e la visione di Dante. Dalla tradizione di Macrobio alla Commedia (Longo). È stato tra i curatori della mostra La croce che fiorisce e le stimmate di Francesco. Un percorso fra testi e immagini a Santa Croce (Firenze, 4 dicembre 2024-30 marzo 2025).

 

Progetto Post-doc: Imagining the Life of Christ: Affective Devotion and Vernacular Audience in Late Medieval Italy
SNSF Swiss Postdoctoral Fellowship
Data: 2025/2027


Nel tardo Medioevo si diffusero forme di devozione fondate sulla meditazione affettiva della vita di Cristo. La ricerca di un’identificazione emotiva con le vicende del Vangelo passava attraverso il richiamo all’immaginazione visiva: si chiedeva, cioè, ai lettori di figurarsi le scene sacre come se vi fossero presenti. Simili pratiche si diffusero, in particolare, attraverso alcuni testi in lingua volgare, ancora poco noti. 

Scopo della ricerca è ricostruire la diffusione di un corpus di testi devozionali in volgare italiano particolarmente importanti per la storia della meditazione affettiva. Di questi materiali ci restano oggi circa cinquanta copie manoscritte, che saranno studiate come documenti culturali per ricostruirne il contesto di produzione e di lettura. I dati sui testi e sui manoscritti saranno messi a disposizione in open access; sulla base di essi sarà possibile affrontare alcune questioni di storia socio-culturale riguardanti le modalità di fruizione e il pubblico di questi testi. Particolare attenzione sarà rivolta alla dialettica tra religiosi e laici e al pubblico femminile. 

Il progetto integra le metodologie di più discipline: studi filologico-letterari, storia del cristianesimo, storia della lettura e delle culture scritte, storia dell’arte, digital humanities. Oltre che all’avanzamento delle conoscenze, esso contribuirà alla conservazione e alla valorizzazione di una parte del patrimonio manoscritto del Medioevo europeo. Il caso di studio affrontato ha vaste implicazioni sulla storia del concetto di immaginazione, che saranno presentate anche in sede non specialistica tramite iniziative di divulgazione.

Sara Sermini

Sara Sermini è attualmente ricercatrice post-doc all'USI. Ha conseguito un dottorato di ricerca in Lingua, letteratura e civiltà italiana presso l’Università della Svizzera italiana di Lugano con un progetto intitolato Dare voce. Poetiche e pratiche di povertà nell’Italia del secondo dopoguerra. È stata Visiting doctoral researcher presso University College London, grazie a una borsa del Fondo nazionale svizzero per la ricerca scientifica, e Visiting research fellow presso l’Université Paris Nanterre (Early Postdoc.Mobility – FNS). Le sue ricerche riguardano in particolare la letteratura in rapporto al pensiero politico, sociologico e filosofico; il rapporto tra parole, immagini e oggetti culturali; la poesia contemporanea in relazione alle arti visive.
Pagina personale


Progetto Post-doc: "What is to be done?". Shaping Poverty Narratives between Morality and Rebellion in the 20th-century European Context.
Early Postdoc.Mobility SNSF (USI, Université Paris Nanterre)
Data: 2021/2023


In questo progetto intendo analizzare la ricezione europea della domanda Che fare?, la quale si muove dalla Russia all’Europa tra il XIX e il XX secolo attraverso la pubblicazione e la traduzione di tre opere: il romanzo di Nikolaj Gavrilovic Cernyševskij, Che fare? (1863), il saggio di Lev Tolstoj, Che cosa dobbiamo fare? (1886) e il pamphlet di Lenin intitolato Che fare? Domande scottanti del nostro movimento (1902). Sebbene non sia stato messo in evidenza dalla critica, questi testi affrontano in primo luogo il problema della povertà, proponendo di conseguenza modelli diversi di società.

La ricezione di questi tre testi nel contesto europeo (specialmente in Italia, Regno Unito e Francia) fu immediata e controversa, e divenne più pressante durante il primo e il secondo dopoguerra. In questi tempi di acuta crisi, la domanda Che fare?, direttamente mutuata dal mondo russo, provocò due reazioni distinte: da un lato contribuì alla costruzione di un paradigma morale legato alla povertà nel dibattito culturale, politico e letterario; dall’altro lato spinse i soggetti vulnerabili (specialmente i poveri, i subalterni e le donne) a ribellarsi sia a livello pratico, organizzando movimenti di rivolta, sia a livello letterario e culturale, mettendo in discussione l’idea stessa di moralità nella narrazione di sé e degli altri.

Queste due reazioni alla ricezione della domanda russa si verificano in contesti diversi e coinvolgono autori/autrici (sia canonizzati/e, sia poco noti/e o spesso sconosciuti/e) e intellettuali di estrazione socio-culturale diversa, direttamente coinvolti/e nel dibattito sulla povertà. Mi concentrerò in particolare sul contesto dell’umanesimo socialista; sul contesto dei movimenti popolari e dell’attivismo pacifista; sul contesto femminile e femminista.


Progetti post-doc conclusi

 

Daria Farafonova

Daria Farafònova (San Pietroburgo, 1986) si è laureata in Italianistica presso la Facoltà di Lettere dell’Università della sua città. Ha conseguito due Dottorati di ricerca: in Filologia nel 2013, a San Pietroburgo, e in Lingua, letteratura e civiltà italiana nel 2016 presso l’Istituto di studi italiani dell’Università della Svizzera italiana. Ha pubblicato il volume Pirandello e i moralisti classici (Olschki, 2017) e numerosi saggi in russo, italiano e inglese, dedicati a diversi aspetti delle letterature italiana, francese e russa, che analizza in un ampio orizzonte epistemologico, in particolare alla luce del rapporto con il pensiero filosofico. Dal 2017 al 2019, grazie a una borsa di studio della Fondazione Balzan, ha svolto una ricerca sul tema Michelangelo e la Creazione, i cui primi risultati sono apparsi sulla rivista «Strumenti critici» nel 2019. Ha tradotto e curato in russo le Lezioni di economia civile di Antonio Genovesi (2016) e Il regno e la gloria di Giorgio Agamben (2018). È stata membro del comitato scientifico e organizzativo per il Convegno internazionale “F.M.Dostoevsky: Humor, Paradoxality, Deconstruction”, tenutosi a Genova 27-29 maggio 2021. Insegna per contratto Elementi di cultura russa e Lingua e traduzione russa nelle Università di Urbino e Macerata.


Progetto Post-doc: Poetica della creazione e figura dell'artista nella concezione di Michelangelo
Balzan Postdoctoral Scholarship
Collaborazione al progetto di ricerca La Bibbia e il suo «Nachleben»: Principio e Creazione (PI: Piero Boitani, Premio Balzan 2016 per la Letteratura comparata).
Data: 2017/2018


La trasposizione all'attività artistica del lessico teologico della creazione, avviata nel Medioevo, segna il processo che culmina nel pensiero e nell'opera di Dante, il quale fonda la nuova categoria di artista. Michelangelo porta a compimento questo modello sul piano figurativo (in primo luogo con gli affreschi della Cappella Sistina), riscattando il potere sovrano dell'artista sul «mondo creato», e dunque il primato della fantasia sull'autorità e sulla tradizione. Il prendere corpo di questo nuovo concetto nell'opera di Michelangelo si nutre per un verso della riflessione ininterrotta sui testi di Dante, come dimostra un raffronto accurato fra la Commedia, le rime michelangiolesche e il progetto della Sistina; per un altro verso può ricondursi al neoplatonismo quattrocentesco, arricchito da una rimeditazione spirituale del gioachimismo mediata da Savonarola e da Egidio da Viterbo, ai quali Michelangelo fu probabilmente vicino fin dagli anni giovanili.

Francesca Galli

Francesca Galli è stata ricercatrice post-doc presso l'USI. Nel 2016, presso l'Istituto di studi italiani del medesimo ateneo, ha ottenuto il titolo di Dottore in Lingua, letteratura e civiltà italiana, con una tesi in filologia medievale dedicata al De luce del francescano Bartolomeo da Bologna (XIII sec.). In seguito, grazie ad una borsa postdottorale finanziata dalla Fondazione Balzan (Premio Balzan 2016 per la Letteratura comparata assegnato a Piero Boitani) ha approfondito alcuni aspetti dell'impiego di immagini e diagrammi in testi scientifici e omiletici due-trecenteschi. Fra il 2018 e il 2019 ha preso parte al progetto In codice ratio, promosso dall’Università degli Studi Roma Tre e dall’Archivio Apostolico Vaticano. Dal 2021 contribuisce alla redazione di schede bibliografiche per Medioevo Latino (MEL), bollettino bibliografico della cultura europea da Boezio a Erasmo (secoli VI-XV), SISMEL, e collabora inoltre al PRIN Libri e lettori a Firenze dal XIII al XV secolo: la Biblioteca di Santa Croce (unità di Roma Tre).
Pagina personale


Progetto Post-doc: Geometrie spirituali. Creazioni letterarie e figurative di età medievale.
Balzan Postdoctoral Scholarship
Collaborazione al progetto di ricerca La Bibbia e il suo «Nachleben»: Principio e Creazione (PI: Piero Boitani, Premio Balzan 2016 per la Letteratura comparata).
Data: 2016/2017


In seno al progetto si è occupata del tema del «Deus geometra» e delle ‘geometrie spirituali’ nella letteratura medievale (1200-1350), con particolare attenzione per i rapporti fra testo, figure e rappresentazioni mentali nella tradizione vittorina, nella produzione mendicante e nell’opera di Dante.

Sara Massafra

Sara Massafra è stata visiting postdoctoral researcher presso University of Massachusetts Boston (Postdoc.Mobility – FNS). Ha conseguito il dottorato di ricerca in Lingua, letteratura e civiltà italiana con un progetto intitolato L’Ecosistema in versi: intessiture ecopoetiche nell’opera di Andrea Zanzotto presso l’Università della Svizzera italiana. In precedenza è stata visiting doctoral researcher presso Royal Holloway University of London (Doc.Mobility – FNS). I suoi interessi di ricerca vertono principalmente sulla letteratura italiana contemporanea in relazione alla filosofia della scienza e alla semiotica, considerando la cornice teorica delle environmental humanities come modello epistemologico.


Progetto Post-doc: Appearances of the uninhabited planet: an ecosemiotic approach to the re-semanticised landscape of Gianni Celati
Postdoc.Mobility SNSF (USI, University of Massachusetts Boston)
Data: 2023/2025


In Italia la fine del XX secolo è stata caratterizzata dalla crisi della pianificazione territoriale del dopoguerra e, con essa, dal fenomeno dello sprawl, ovvero l’urbanizzazione dei piccoli centri, la crisi dell’agricoltura e delle attività industriali tradizionali, seguite dalla nascita esponenziale delle frange urbane, hanno contribuito a trasformare i territori “canonici” in una realtà di sempre più difficile decodificazione. Nelle descrizioni dell’Italia industriale e urbana del secondo dopoguerra il paesaggio si colloca al centro di una rete semiotica composita. In questo contesto la letteratura odeporica degli anni Ottanta di Gianni Celati si sofferma sull’estetica del quotidiano, su un’«Italia minore» e «periferica». Attraverso l’indagine ecosemiotica, il progetto mira a mappare le relazioni tra l’ambiente e i testi tramite i fenomeni cognitivi e percettivi che possono essere identificati nella narrativa di Celati. Parte delle environmental humanities, l’ecosemiotica è una branca della semiotica che indaga i processi segnici offerti dall’ecosistema responsabili della relazione tra gli organismi, i fenomeni ecologici e l’ambiente naturale. In particolare, viene messa in luce la trasformazione del paesaggio italiano post-industriale degli anni Ottanta, considerando la “trilogia padana” composta da Narratori delle pianure (1986), Quattro novelle sulle apparenze (1987) e Verso la foce (1989). La narrativa di Celati ri-semantizza il paesaggio tramite la denuncia della società post-industriale e il suo impatto sul paesaggio italiano. Il progetto intende offrire riflessioni più ampie sulla specificità teorica della narrativa italiana nell’ambito delle environmental humanities.

Giulia Pellizzato

Giulia Pellizzato è stata ricercatrice associata presso il dipartimento di Lingue e Letterature Romanze a Harvard University, da dove collaborava al progetto PRIN Transatlantic Transfers: The Italian Presence in Post-War America (Università del Piemonte Orientale). Dopo studi all'Università di Siena e a Ca' Foscari si è addottorata presso l'Università della Svizzera italiana e in seguito ha svolto attività di ricerca a Brown University, grazie a una borsa del Fondo nazionale svizzero per la ricerca scientifica (SNF). Si interessa di letteratura transnazionale, pratiche di traduzione, storia dell'editoria, archivi analogici e digitali, pedagogia della letteratura. Ha pubblicato studi su Goffredo Parise, Giuseppe Prezzolini, Jolanda Insana, Ippolito Nievo.


Progetto Post-doc: An adventure overseas, almost a "Renaissance". Italian fiction in the United States after World War Two
Early Postdoc.Mobility SNSF (USI, Brown University)
Data: 2019/2020


La ricezione della letteratura italiana in altri contesti nazionali (come Francia, Regno Unito, Svizzera, Svezia) è oggetto di crescente interesse scientifico. Negli Stati Uniti il secondo dopoguerra ha visto un'esplosione di traduzioni dall'italiano, al punto da esser definito un "Rinascimento in traduzione" (Boris Kachka). Ciò nonostante si tratta di un campo esplorato solo episodicamente, con approfondimenti su un singolo libro o autore. Questo progetto punta a offrire una prospettiva d'insieme su come romanzi e racconti di autori italiani furono tradotti, pubblicati e recepiti negli Stati Uniti fra il 1945 e il 1965, tracciando la complessa rete di relazioni, spesso informali, che collegava Italia e America in quegli anni.

Le ricerche inizieranno da tre case studies: l'attività editoriale di John Farrar e Roger Straus, 'inventori' dei primi best seller italiani in traduzione; i viaggi in Europa di Blanche Knopf, editrice e talent scout della più prestigiosa casa editrice d'America, Borzoi Books; i giornali e le riviste del tempo, che registrarono la prospettiva statunitense sui romanzi tradotti e più in generale sulla cultura italiana. Ciascuno studio sarà basato su carte d'archivio non ancora indagate.

L'obiettivo è di mappare le relazioni fra scrittori, editori, traduttori e agenti letterari, esplorando il ruolo di queste relazioni negli scambi culturali fra Italia e America. Le ricerche sulle fonti primarie (archivi, periodici e libri) saranno combinate con lo studio della letteratura esistente, intrecciando elementi culturali, storici e politici.

Ciò permetterà di tracciare un quadro più veritiero del contesto in cui la narrativa italiana fu recepita; comprendere come la cultura italiana fu interpretata da mediatori, editori, traduttori, critici letterari e lettori statunitensi; scoprire come il 'successo (o insuccesso) americano' di libri e autori trasformò la ricezione degli stessi in Italia ed Europa.

Paolo Sachet

Specialista di storia intellettuale della prima età moderna, Paolo Sachet ha conseguito nel 2015 il dottorato di ricerca (Ph.D.) al Warburg Institute di Londra e beneficiato di numerose borse internazionali, tra cui la Swiss Government Excellence Scholarship presso l'Istituto di studi italiani di Lugano nell'anno 2016-2017. Tra 2017 e 2020, è stato professore a contratto di storia della Svizzera moderna per l'Università degli Studi di Milano, passando poi, in qualità di Ambizione Fellow presso l'Institut d'histoire de la Réformation dell'Università di Ginevra, alla direzione di un progetto quadriennale sulla fortuna a stampa della patristica greca nell'Europa rinascimentale, con particolare riguardo al contributo della Riforma elvetica. Autore di Publishing for the Popes (2020), ha pubblicato svariati contributi su riviste e miscellanee peer-reviewed, muovendo sovente dalle problematiche culturali legate all'utilizzo del mezzo tipografico.


Progetto Post-doc: «De i libri a servigio di questa chiesa» : promozione e controllo della stampa nell'azione di Carlo Borromeo.
Swiss Government Excellence Scholarship (USI)
Data: 2016/2017


Nei suoi vent'anni alla guida dell'arcidiocesi di Milano, dal 1564 alla morte, Carlo Borromeo riuscì a tradurre nella pratica i dettami del Concilio di Trento, offrendo un primo, influente, modello amministrativo e pastorale alla Chiesa cattolica controriformistica. Un ruolo preponderante per l'incisività e la durevolezza del suo operato svolse il rapporto con la parola stampata e il mezzo tipografico, già maturato nel corso del periodo romano giovanile in qualità di cardinal nipote di Pio IV. Tale relazione rimane tuttavia un tema largamente inesplorato, se si eccettuano alcuni pioneristici interventi, circoscritti perlopiù agli anni novanta del secolo scorso. Il progetto di ricerca si propone di indagare, per la prima volta in modo unitario, la concezione che Borromeo ebbe dei rischi e delle possibilità insiti nell'utilizzo del libro a stampa come veicolo comunicativo. La sua figura permetterà di mettere in luce la particolare attitudine della gerarchia cattolica cinquecentesca verso la stampa, che non si esaurì unicamente in una politica di condanna sfiorante il rifiuto, ma, sin dall’alba della Controriforma, tentò, con esiti alterni, di coniugare censura e propaganda religiosa, proibizione massiccia e promozione mirata. L'attenzione sarà rivolta soprattutto alla corrispondenza dell'arcivescovo con i suoi agenti e collaboratori e con alcuni alti prelati della curia romana. Accanto all'epistolario carlino in Biblioteca Ambrosiana, si farà ricorso, per ulteriori fonti documentarie, all'Archivio Diocesano, all’Archivio del Seminario di Milano, all'Archivio di Stato di Milano, all'Archivio Segreto Vaticano e alla Biblioteca Apostolica Vaticana.