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Poeti del Novecento - II ciclo - Linda Bisello su Vivian Lamarque

Istituto di studi italiani

Data: 13.11.2023 / 18:00 - 19:30

Auditorium, Campus Ovest

Linda Bisello: Vivian Lamarque, In-fanzia (età del non parlare)

La poesia di Vivian Lamarque nasce sotto il segno della privazione: all’assenza archetipica della madre (come nell’Ecclesiaste: «storture non si raddrizzano / privazioni restano prive», Questa quieta polvere, Una quieta polvere, 1996), si allinea una poetica all’apparenza “senza letteratura” nella sua naïveté (Raboni 1972), ma a definirsi, soprattutto, è una parola che nel primo sorgere infantile è sofferta sottrazione all’afasia, come rivela il titolo In-fanzia (età del non parlare) (in Teresino, 1981). La centralità dell’evento traumatico della vita di Lamarque – orfanità e sdoppiamento materno (Cortellessa 2005) – trova come stile espressivo la trasfigurazione fiabesca («La realtà non c’era, era abdicata. / Splendidissima regnava la vita immaginata», Il signore sognato, in Il signore d’oro, 1986), cristallizzandosi in figure come Pollicino (Petit Poucet, Perrault), una tra le ricorrenti presenze fiabesche intertestuali, accanto ad Andersen e ai fratelli Grimm. Lamarque del resto è autrice in proprio di letteratura dell’infanzia: come enunciano titoli come La bambina che mangiava i lupi (2011) o Storielle al contrario (2014), la sua è una narrazione incentrata sul capovolgimento degli oggetti e dei valori (Mettete subito in disordine, 2014). Tale modulo di significazione paradossale si ripete in poesia nella forma dello straniamento, quando componimenti cantilenanti, ipnotici come ninne nanne, vengono rovesciati da un finale che irrompe «imprevisto come una coltellata» (Sereni, 1981).